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CAPITOLO 1 Rosso nel bianco L'aria di monagna era pungente. Li, nel profondo dei Monti Perduti, una tempesta di neve imperversava sulla colonna di soldati. la strada, se così si poteva chiamare, era segnata solo da poche indicazioni ormai lasciate nell'oblio, alcune distrutte, altre illegibili. i nani avanzavano in una stretta colonna,intenti a proteggersi dal freddo e dal vento con i loro pesanti mantelli, e nonostante il peso delle armi avanzavano a passo costante. Tirbor Guardava dubbioso il sole, ormai una pallida sfera fra il vento sferzante. <<Sarà meglio fermarsi!>> gridò al suo sottoposto, Rakain. <<Ho visto una caverla, in cima al pendio! possiamo accampare li, comandande!>> Il nano fece un gesto di assenso, e guidò i nani verso quello squarcio nero in una distesa bianca. improvvisamente il vento aumentò, e i nani vacillarono. uno scivolò, ma protamente usò il proprio arpione per aggrapparsi al terreno. Tirbor tirò un sospiro di sollievo. era stata una buona idea portarsi degli arpioni, oltre alle armi. i nani continuarono quella strenuante marcia per un altra ora, quando finalmente giunserò al riparo in quella caverna. era larga almeno 20 passi e lunga 15,e aveva una forma vagamente somigliante ad una mezzaluna. I nani portarono della legna, e una piccola fiaccola per avviare il fuoco. i soldati si sedetter pesantemente, posando gli zaini e le armi e avvicinandosi al fuoco. Il comandante ordinò ad un paio di nani di mettersi di guardia, mentre Rakain gli si avvicinava. <<Hai idea di dove ci troviamo, capitano?>> Rakain rispose dubbioso <<dovremmo trovarci sotto la Rocca di Kar-andor. in una rotazione riusciremo ad arrivare alle porte. Il comandante annuì, soddisfatto. da quando erano partiti dai Monti Argentei, avevano attraversato numerose insidie, prima nel regno degli uomini, infine in quello degli elfi. i primi erano stati quasi amichevoli, e avevano scambiato con i nani alcune provviste e beni generali che avevano consumato nella lunga discesa.ma i secondi, gli elfi, non avevano lasciato tregua ai nani, uccidendone la metà,e costringendogli a fuggire per tutto il regno elfico, fino ad arrivare , finalmente, ai Monti perduti. Il nano scrollò le spalle. da numerose rotazioni si parlava di una spedizione in quei monti, ormai perduti, come il nome stesso suggeriva. in quei monti si era consumata la battaglia più grande mai vista, fra gli abomini chiamati Orchi e i nani, che avevano difeso le loro roccaforti fino allo stremo, prima di crollare inesorabilmente.quando l'Imperatore Karigor avera deciso di inviare dei nani , per riconquistare parte di quei territori, Tirbor non aveva pensato all'immensità di quella missione, e si era subito proposto. purtroppo, appena entrati in quei monti, Gli Orchi si erano dimostrati preparati, e avevano subito spedito quasi un centinaio di guerrieri sulle loro tracce. il nano si riscosse da quei pensieri, e tornò a guardare i nani rimasti. il loro gruppo era ormai formato solo da 20 guerrieri. una missione di conquista si era trasformata in una trappola mortale. da una parte gli orchi, dall'altra le cime dei monti perduti. il comandante sperava di trovare una piccola rocca, e tentare di prenderla e difenderla, fino all'arrivo del secondo contingente di soldati, che doveva essere di circa duemila guerrieri, che stava ( o almeno così' sperava Tirbor) già scendendo dai monti nanici. Un nano da una lunga barba argentea si fermò vicino a Tirbor. << Mio signore, volete che prepari delle rune di protezione?>> chiese il Mastro di rune. Le rune, fin dall'albore dei tempi, erano state un arte esclusivamente nanica. neanche gli elfi, con la loro dannata magia, erano riusciti a replicarle in qualche modo. il maestro runico che avevano con loro, Korin, era un esperto di rune offensive, solitamente applicate per trappole, oppure sulle armi, ma con un solo uso. Le rune "eterne", così erano chiamate, invece duravano fino a che l'arma non venisse distrutta, ma era un arte difficile e pericolosa, e solitamente erano solo i fabbri a studiarla. <<No, penso che abbiamo distanziato gli orci di parecchio, non ci sarà biso..>> Un urlo inumano gelò il sangue dei nani, che guardarono nella bufera bianca. <<...o forse si..preparate subito qualcosa... forse gli orchi non sono così lontani come speravamo.>> Korin si avvicinò all'entrata, e cominciò a incidere la pietra con uno scalpello, incidendo una complicata runa. quando ebbe finito, si allontanò e disse un paio di frasi sussurrate, e la runa splendette violentemente, per poi tornare normale. appena finito il Mastro ammonì i guerrieri, dicendogli di non avvicinarsi per alcun motivo all'entrata della grotta. Un altro urlo squarciò il silenzio, questa volta seguito da numerosi altri rumori i nani impugnarono le armi, e si disposero nella posizione migliore per difendersi dai nemici. Gli scudi avanti, poi i nani con asce bipenni, mazzafrusti e quantaltro nella seconda e terza fila. Boiril, il loro ultimo balestrere, si mise in ginocchio in un punto rialzato della grotta, con il dardo già incoccato. delle figure nere , alte almeno due metri, cominciarono a delinearsi dal bianco della bufera. erano almeno una trentina. tirbor strinse forte il suo martello da battaglia, pregando il suo dio. Roix stava imprecando, mentre ormai le ombre erano a pochi passi dalla caverna << lo sapevo che era una cattiva idea venire in questi dannati monti..>> Un paio di nani gli diedero un occhiataccia di rimprovero. Improvvisamente la prima creatura entrò nella grotta, correndo a perdifiato. appena vide i nani, alzò l'enorme ascia gridando una specie di grugnito. Si lanciò alla carica quando, dalla parete dove era applicata la runa di protezione, la roccia si deformò. un aculeo formato dalla stessa roccia del muro guizzò verso l'orco, trafiggendolo da parte a parte. improvvisamente l'aculeo tornò nella parete. nella zona in cui era la runa, si formò una piccola crepa. Subito dopo altri orchi entrarono urlando. quelli che non venivano colpiti dagli aculei, morivano trafitti dai dardi di Boiril. Ogni volta che un orco veniva trafitto dagli aculei, la runa si increspava sempre più . al decimo orco, la pietra su cui era incisa si distrusse, e gli aculei smisero di emergere. il Mastro annuì soddisfatto. fu in quel momento che i nani dovettero dimostrare la loro ablità. gli orchi entrarono urlando dentro alla grotta, ma nonostante la loro mole venivano respinti e decimati dai nani. tirbor fece appena a tempo a parare un attacco, mentre rapito conficcava profondamente l'ascia nel collo di un orco scoperto. Con un movimento esperto estrasse l'arma, e la lanciò con forza verso un orco che stava appena entrando nella grotta, il quale venne scaraventato all'indietro dalla forza dell'ascia. velocemente tirbor estrasse la nuova ascia, pronto ad usarla, ma capì che il flusso dei mostri si era fermato. il nano posò a terra lo scudo, spossato. era stato un massacro per gli orchi, ma le braccia dei nani ora erano pesanti, e alcuni di loro avevano dei tagli superficiali sulle braccia. Il balestriere scese dal suo riparo e cominciò a prendere i dardi dai cadaveri, mentre alcuni guerrieri li buttavano fuori dalla caverna, per non morire dal puzzo degli orchi. Tirbor guardò nella bufera, incoraggiato dalla vittoria << Nani, siamo riusciti a respingerli un altra volta! kar-andor dista solo poche rotazioni di cammino! possiamo farcela!>> Urla di assenzo si levarono dalla schiera nanica. I nani tornarono nuovamente nei propri giacigli, anche se alcuni mopntarono di guardia, decisamente nervosi. Roix si avvicinò a Boiril <<..allora, com'è andata la battaglia nelle retro-linee?>> chiese in tono scettico Boiril guardò sprezzante la piccola azza e l'enorme scudo di roix, e rispose carico di scherno << beh, almeno io ho ucciso qualche orco, mentre tu te ne stavi rintanato sotto il tuo scudo...>> alcuni nani scoppiarono in una fragorosa risata. non era la prima volta che i due bisticciavano. Tirbor con disapprovazione i due che si punzecchiavano. Ma le preoccupazioni del nano si spostarono lentamente oltre quella grotta. 'indomani avrebbero dovuto nuovavente affrontare la montagna, e soprattutto gli orchi. il suo cuore trovò un pò di speranza nel fatto che ormai la fortezza era vicina. "saremo i primi a rimettere piede in quella fortezza da rotazioni e rotazioni...Dio, fa che la nostra cerca abbia successo" pregò tirbor,prima di prendere sonno. prima di addormentarsi, tirbor guardò la neve avanti all'entrata. neve piena di sangue, nitidissimo. rosso su quel bianco perfetto. con quell'immagine impressa nella mente, il nano si lasciò cullare dal calore del focolare
_________________ grande insegnamento di Phatos, Grande Dio dei Destini ...Miei sudditi, io vi ho donato parte della mia conoscenza. finche' sarete in questo mondo materiale, a voi trovarne altra. ....In Un Modo o Nell Altro...
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